Τρίτη, 4 Δεκεμβρίου 2012

Winterreise. La traversata occidentale, di Manuel Cohen


Nota al testo poetico Winterreise. La traversata occidentale, di Manuel Cohen edizioni CFR, vincitore del Premio Nazionale di Poesia Franco Fortini.

di Rosa Salvia





Dopo quello che si è sofferto dal Novecento in poi nel nostro mondo occidentale non c’è quasi più nulla da soffrire. Questa riflessione mi è venuta spontanea leggendo il poemetto in ottave decisamente fedele alla rima e all’endecasillabo WINTERREISE La traversata occidentale, di Manuel Cohen, il quale guida noialtri lettori a prendere coscienza fino in fondo, per poi liberarcene, delle storture dolorose legate al tramonto dell’Occidente, così come il filo di Arianna guida Teseo ad uscire dal labirinto.
Cohen è capace di stare a ridosso delle cose; è affidabile, sicuro, affabilmente interlocutorio, e difficilmente contestabile. Da una vocazione di tale natura deriva l’ampiezza e la varietà del suo viaggio poetico che si lega alla vis profetica di Pasolini con uno sguardo amaro, pungente, talora sornione oppure altamente indignato come nella terza sezione del testo. Il poeta si sforza sempre di procedere da dentro, in un sano quanto efficace empirismo eretico.
Recentemente ho letto un bel saggio di Andrea Cortellessa La poesia che si fa, imperniato sulla poetica di Giovanni Raboni, ma con una lettura ampia e rigorosa del Novecento poetico italiano dal 1959 al 2004. Cortellessa parla di orecchio interno che può appartenere soltanto, fra i critici ( e Cohen è raffinato critico), a chi conosca appunto dall’interno le logiche, non spontanee, non creaturali, ma tecniche ed empiriche, materiali della creazione artistica. Cohen sa bene che la grande nemica della poesia e di qualsiasi discorso sulla poesia è l’astrattezza. E così insiste sulla sua consistenza oggettuale, di organismo vivente, di entità tangibile che è sempre e soltanto se stessa. E anche il suo stile, le sue scelte linguistiche vanno nel senso della concretezza, che consente una sicura efficacia comunicativa. Al contempo, e qui bisogna porre attenzione alla natura multiforme della sua poesia, i versi asciutti, concisi, sono pur densi di allusioni e di accenti lirici. A tal proposito ne cito alcuni: deserta, vuota notte / l’attesa che consuma / chi beve, a prua, chi fuma / deriva dalle rotte / di sensi, si frantuma / a un vento di novità / la vela, calamità / che cresce, soffia spuma.
Il poeta trasmette emozioni ancora vive, ancora sanguinanti come se riesca a risalire una corrente invisibile, a far ruotare la freccia del tempo, per conciliare la geometria dell’oggetto che non può più mutare, col sottosuolo della nostra coscienza: nulla accade – nulla in questa sera / occidentale nelle piazze esternata / detta sotto i portici – differita / svelata tra sorrisi – a dito indicata / o accanto vista passare – umiliata / nel dire – fuggire, come chi s’accomiata / dagli sguardi nella distanza del tramvai / che – se la notte cade – corre verso il mare.
Ancora, ciò che mi ha altresì coinvolto di questa raccolta è la sottile pacata ironia che pervade molte pagine, vero e proprio gioco dell’intelligenza per citare le Cosmicomiche di Italo Calvino. A mio avviso anche il poeta, come lo scrittore, dovrebbe esser capace di sorridere e di far sorridere. Calvino ne era convinto, ma in poesia è impresa assai ardua. Cohen ci prova e, a mio parere, spesso ci riesce:c’è già qualche baricco della poesia / che tiene corsi di pratica del verso / abicì metrica rima prosodia / c’è, sì, qualche neoricco – non s’offenda / non è il caso – che insegna come fare / presto e bene a scrivere e pubblicare / e sono tanti poi, li vedi, li senti / a citazioni – a saccheggini – intenti.
Concludendo, il poemetto di Manuel Cohen è una coraggiosa, limpida testimonianza contro una realtà piatta, banalizzata, priva di profondità e sostanzialmente insensata, è una incisiva risposta a un mondo la cui violenza, in tutte le sue forme, ha determinato l’avvento di stereotipati e cinici comportamenti di massa nonché, ahinoi, lo scempio delle nostre istituzioni politiche.



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