Τρίτη, 9 Οκτωβρίου 2012

I Resistenti - Luca Ariano, Carmine De Falco, Edizioni d’If




I Resistenti è un’opera poetica a due voci, che si pone, già dal titolo, sul versante della poesia civile. Gli autori Carmine De Falco, napoletano, e Luca Ariano, lombardo, condividono la medesima tensione morale, il medesimo sguardo sulla realtà. Ciò che emerge dai versi è un panorama italico inquietante: periferie che hanno divorato la campagna e diventate a loro volta fatiscenti, da demolire e ricostruire insieme ai personaggi che le popolano, persi questi in vite ossessive, in ritualizzazioni dello squallore del sopravvivere, in chiacchiere che diventano vieppiù volgari, sintomo di un imbarbarimento che pervade il paese ricacciandolo in una condizione pre-illuministica e svuotata di ogni spessore etico e morale. La Resistenza che Ariano e De Falco sembrano indicare passa attraverso la ragione, attraverso il senso dell’agire umano, attraverso le vite che non possono ridursi a contenitori di cose e ricettacolo di nuovi luoghi comuni da innestare su rinate miserie. Resistere significa quindi non accettare, non quietare la coscienza, non rinnegare il pensiero, non rassegnarsi alla degenerazione anche quando questa è dilagante, onnipresente in ogni angolo di strada, non adeguarsi, non scendere a compromessi che mangiano l’anima. Ma resistere significa anche essere nel dubbio, temere di non farcela, avere paura del futuro, accettare di essere precari, in balìa del vento, di essere spazzati via da folate un po’ più vigorose, di non avere la forza, di essere ancora “carne da macello / come al fronte”. “Che resistenza c’attende / se pensiamo alla parola partigiani / mentre decidi di abdicare, ma credi / davvero che loro fossero bravi, / che gli venisse naturale?”, in questi versi è racchiusa la domanda che ognuno dovrebbe porsi prima di decidere di adeguarsi, di gettare le armi della ragione critica, e ingrossare le fila del “così fan tutti”. (Enrico Cerquiglini)

Luca Ariano / Carmine de FalcoI Resistenti
Napoli, 
Edizioni d’If, “I miosotis”, 2012

Testi

e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!

(Pier Paolo Pasolini)

Nessuna bufera

Non scriveremo della nostra bufera,
né di quella rivolta, contro quel volto
su quel mezzo, né avremo forza
per nuove armi intelligenti, tecniche
d’azioni millimetriche, la nostra
guerra civile è un logorio lento
la luce che si spegne fiocamente
senza ferire, missione pacifica
in paesi estranei, uno svilimento
se poi penso
con timore che sta democrazia
m’uccide
            sventolano oggi
quei drappi tricolore
che annegano in proclami buoni
a prender qualche voto, appagare
destini e un po’ di sereno
nella sua coscienza svuota

*

L’Emilio sveglio all’albeggiare
per la prima messa, per non sentire
un chiodo fisso martellare le tempie:
l’anno prossimo forse insegnerà
dai prét – con l’Amalia – e la mattina
non girerà più con Repubblica
e la barba di tre giorni.
L’Andrea pagato meno d’una colazione,
domani scriverà un libro:
magari sapesse fare un noir da premi
e classifiche, da trarre un film con attori
del momento… roba
da sbancare i botteghini
Alla sera l’odore del canale, d’un borgo
che se nasci e muori lì ti soffoca
come i pappi dei pioppi.
Fiulin si ricorda quella piazza a Venezia,
bambino… le luci estive di zanzare
e turisti, tanfo di fogna che l’inverno
d’acqua alta e neve gela:
pare con Teresa la poesia d’una domenica.

*

La disobbedienza quotidiana
è fatta d’ordine di raccolta
differenziata di risparmio delle acque.
Non voglio avere figli – dice
che non vuol crescerli qui
con questi lacci, in quei sistemi
e tu non sai se è pieno afflato
rivoluzionario o mancanza
di coraggio se è quest’impossibilità
che atterrisce o la via più semplice
indipendentemente.
                                     tutti i giorni
non c’è una guerra da fare
                                    Enrico
non ne può più di questa
politica simbolica.
Se la moneta brucerà tra le mani
ai tedeschi diremo esse esse
agli inglesi la pioggia alla Francia
spareremo le migliori cartucce
Venezia, Firenze, il lago di Gardalan’

*

Pippo sacrestano di Santa Maria
tra le vigne – un tempo chiesetta di campagna,
ora periferia post industriale –
stava sempre tra i bambini
ma dopo la denuncia per molestie
– Pedofilippo urlavano! – si è impiccato
in canonica prima della messa.
L’Amalia scrutatrice nell’antica scuola
da libro Cuore dove andava bambina
– la prestigiosa Mafalda di Savoia,
recita in una compagnia parrocchiale
e vorrebbe a casa dopo cena
si declamasse l’Enrico IV tra le stanze
e non lacrime trattenute.
La luna ogni sera si sposta di finestra
e per Fiulin, senza Teresa, ha un’altra luce
come una domenica di famiglie sul sagrato
con l’ulivo già avvizzito
ai primi balzi primaverili in maniche di camicia.

*

Kayaköy
Ci divertiamo a decodificare
case franate lì sulla collina
docile e due chiese scolorate
tra parco giochi e rudere scomposto
che se fosse un lego ci metteremmo
un tetto ci scaveremmo ossa
città della memoria, sottoterra
di coscienza. E non sai se vuoi innaffiarla
o sezionarla, Matta Clark mal riuscito
senza croci né baci, che guardi su foto aeree
e ti viene un crepacuore, ma si ci porta lì
con gioia
sull’alto della rupe, alla casa più distante
pregna di tracce e animali e
vivande da cui si scorge su più ampio
spettro. E si fa fuga anche qui l’odore
che ci sospinge ad ammarare

*

L’Emilio – per insegnare,
s’imparerà la ricetta di pulénta e fóng,
non dovrà avere sangue saraceno
da sette generazioni;
lì dove muore un vecchio di crepa coéur
in strada e si continua a bere l’aperitivo,
leccare coni e scattare una foto
prima che esca sul giornale.
Il Dario quando arriva la primavera
scoppia d’ormoni: “Me le scoperei tutte!”
e racconta che con sua moglie non lo fa da anni,
le vuole bene e scarica solo porno.
La gente a volte ti guarda
come fossi un alieno
come avessi sbagliato
direzione, non dargli troppa
confidenza rischieresti di fare
la fine del marziano a Roma.
Fiulin con l’odore di prezzemolo tritato,
insalata ancora terrosa di rugiada torna bambino
mentre Teresa con il mare accanto al finestrino
va a un’altra messa di chi non c’è più,
nemmeno il tempo di una telefonata d’auguri.

*

è questa guerra immaginaria
alla fine delle guerre
questi calci al pallone questi colpi
di racchetta, sto sudare e scaricare
sono i suoi occhi di viva viola
questi scontri da gitanti, urti nel fiume
è il bunjee jumping le sommosse
pianificate la domenica mattina
sin nei minimi dettagli, per fare un po’
di rumore, un po’ d’amore, gli inesistenti
nemici di sempre, questo scambio
continuo di letti, il far esplodere, i bastoni,
st’abbracciarsi, svuotare, sentirti mia
cagnetta questo surrogato di possesso
che è il consumarla e questi occhi
di nuovo che ti tocchi, che non schiacci
questo sguardo che ti strappi
il sorriso appena prima
che dica basta

*

Il compagno Giorgio
– pare uscito da un romanzo di Musil:
parla poco, gioca con l’iPhone
e domani si alzerà all’alba
per il solito lavoraccio sottopagato.
Nel Borgo tra strade dissestate,
case abbandonate – come nel dopoguerra,
il Nando perso nei suoi studi straparla
e nessuno l’ascolta:
“Perché il Signur fa’m no morì?”
Code chilometriche davanti alla reliquia,
portata direttamente dai Crociati… dicono
forse da Gerusalemme… dal Santo Sepolcro;
accanto una piazza di cassintegrati disfattisti
con fischietto e cappellino rosso,
poche bandiere fuori tempo. Tutte in elle.
E mentre attende al suo gelo la fine
del turno da sentinella ripensa
all’ingenuità gratuita della cialtrona
al sorriso compiaciuto del confuso, agli ordini
giocati come transazioni, all’uomo in gruppo
anche virtuale, che reclama altra gnocca
e non sa che forma prende tra le gambe
fino a quel cretino che va oltre, lo disgusta
che é solo una ragazzina, che questo non si può
che si s-loga e finisce indispettito.
Teresa passeggia sul Lungomare
e come bambina per un giorno rivede accanto il padre:
quelle lacrime sono salso che la brezza mattutina
spazza via al ritorno dei pescherecci.

*

Sembrano avercela con noi
che non facciamo la rivoluzione
per mancanza di fondi, tu dici per mancanza d’ideali
ed Emilio rilancia, per un gap d’ideologia.
Per l’esserci fatti fottere
di schiena, per l’aver preferito andarsi a fidare, Teresa
sarà questo, mentre lustri i bicchieri e non puoi non accorgerti
che ciò che l’impreziosiva è tanto kitsch
agli occhi di chi s’è arreso all’inessenziale
e tanto poi nessuno succhierà
questo rigurgito di cioccolata.

__________________________
Note biobibliografiche
Luca Ariano
Nato a Mortara (PV), vive a Parma. Ha pubblicato la raccolta di poesie Bagliori crepuscolari nel buio nel 1999. Numerose sue poesie sono apparse su riviste, blog e siti letterari su internet. Collabora con le riviste «ALI», «clanDestino», «La Barriera». Nel 2005 è uscita una sua plaquette ne La coda della galassia (Fara) e la sua seconda raccolta di poesie Bitume d’intorno (Edizioni del Bradipo) con la prefazione di Gian Ruggero Manzoni. Con Enrico Cerquiglini ha curato per Campanotto l’antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2008). Fa parte dello staff della casa editrice Kolibris. Nel 2009 una parte della sua plaquette Contratto a termine è stata pubblicata ne La borsa del viandante curata da Chiara De Luca (Fara). Sempre nel 2009 ha curato con Luca Paci l’antologiaPro/Testo (Fara). Nel 2010 per le edizioni Farepoesia di Pavia è uscita la plaquette Contratto a termine con una nota di Francesco Marotta. Nel 2011 con Marco Baj per Officine Ultranovecento ha pubblicato il libro d’artista Tracce nel Fango. Con il poemetto I resistenti (d’if edizioni), scritto insieme a Carmine De Falco, vince il Premio “I Miosotìs”.
_____________
Carmine De Falco
Pubblica la sua prima raccolta Linkami l’immagine nel 2006 per Fara editore. Nel 2007 partecipa al progetto editoriale “Specchio poetico” (Fara editore) con la raccolta Loop Vernissage, che condensa la sua produzione poetica dal 2000 al 2007. Nel 2006 scrive Napre, che uscirà, in parte, spezzettato in varie antologie, tra cui il portfolio del premio Miosotìs 2006 (d’If edizioni), “Nella borsa del viandante” a cura di Chiara De Luca (Fara 2009), “Attraverso la città” (Scuderi editore 2011). Partecipa ad antologie poetiche di impegno civile come “Vicino alle Nubi sulla Montagna crollata” (Campanotto 2008), “Pro/Testo” (Fara 2009) con il tritticoVariazioni, “La Giusta collera” (Edizioni CFR) e su riviste come Tabard e Farepoesia. Dal 2010 lavora con Luca Ariano alla stesura a quattro mani dell’opera I Resistenti, un poemetto sull’Italia dei nostri giorni pubblicato per le Edizioni d’If. Nel 2009 pubblica Italian Day – una giornata di maggio 2008 (Kolibris) poemetto in 4 parti. Promuove attività per l’arte contemporanea con l’associazione Componibile62.

http://rebstein.wordpress.com

Δεν υπάρχουν σχόλια:

Δημοσίευση σχολίου