Τετάρτη, 26 Σεπτεμβρίου 2012

La Notte del Raduno, Margaret Elphinstone, edizioni Enaudi




Recensione scritta da Giulia Bertelli

Quando mia cugina mi ha detto che libro stava leggendo ero scettica, ma incuriosita: si trattava di un libro ambientato nella preistoria. Ho iniziato a pensarci e mi chiedevo cosa potesse raccontare un libro così e soprattutto come. Mi immaginavo lunghissime descrizioni paesaggistiche per cercare di colmare i silenzi dati dalla mancanza di dialogo nell’ipotesi in cui la scrittrice avesse seguito l’idea che quei popoli della preistoria non avessero l’uso della parola, almeno per come lo intendiamo noi.
Per fortuna mi sbagliavo. Quando mi sono decisa a leggerlo, mi sono trovata con un libro molto particolare sotto gli occhi. Per prima cosa: il titolo, La Notte del Raduno, non è a caso, siamo davvero durante il raduno annuale di questo popolo, il popolo dell’Alca ,e i vari personaggi di questo grande coro si passano la parola l’un l’altro per raccontarci una storia, la loro storia.
La raccontano a noi, che in questo caso siamo bambini e ragazzi del popolo dell’Alca che devono sentirsi raccontare di Esti e come il nostro popolo c’entri con quello della Lince e dell’Ariete. Una delle cose belle e inaspettate di questo libro è non solo la presenza della parola, ma anche l’uso di cose come l’ironia.
L’unico avvertimento che posso fare è che se c’è qualche lettore particolarmente sensibile sull’argomento animali e loro uccisione, che si prepari: La Notte del Raduno è un libro sincero e nella sincerità della storia si legge di caccie e animali sventrati, ma solo quelli che si sono donati moriranno.
Con la famiglia Bakar, i mediatori e gli spiriti degli animali, possiamo viaggiare per un piccolissimo tratto in quelli che sono stati anni lunghissimi di preistoria e in quello che è stato il principio della nostra storia.
Come dice Haizea: “nessuna storia può avere una fine precisa. Ogni storia, da qualsiasi punto
si cominci a raccontarla, è cominciata dal Principio, e non potrà terminare se non quando
saremo arrivati alla Fine”. p. 440.

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