Τετάρτη, 26 Σεπτεμβρίου 2012

Il Commissario Charitos, Petros Markakis




Puntuale, come al solito, è uscito da qualche giorno il nuovo romanzo di Petros Markaris. Il secondo, dopo “Prestiti scaduti”, della trilogia che lo scrittore  ha deciso di dedicare alla crisi. E, in questo senso, forse più che di un libro, si tratta quasi di un nuovo capitolo di una storia destinata a continuare.
Sulla sonnacchiosa e monotona routine dell’ufficio di polizia irrompe il primo, plurimo, suicidio: alla periferia di Atene quattro anziane pensionate si sono arrese. Di lì a poco sarà però l’Esattore nazionale a movimentare le giornate del commissario Kostas Charitos che, ormai a pochi anni dalla pensione, è in odore di promozione a vicedirettore della polizia.
Due morti eccellenti uccisi con la cicuta e lasciati nelle aree archeologiche del Ceramico e di Eleusi… Non gente qualsiasi, ma ricchi e potenti evasori che devono al fisco cifre astronomiche. Si scoprono poi le lettere che il misterioso assassino invia alle sue vittime intimando loro di pagare entro cinque giorni: in caso contrario seguirà un “condono tombale” .
Paradossalmente l’omicida-giustiziere che, in pochi giorni, riesce a far rientrare nelle casse dello stato greco oltre 8 milioni di euro di contributi evasi, diventa un eroe acclamato dalla piazza. Lui sta riuscendo là dove lo Stato ha fallito. Sulle sue tracce, in mezzo al palese imbarazzo di politici e ministri, si muoverà a lungo ed inutilmente una task forcecomposta dalla polizia tributaria, dai servizi segreti e dalla divisione dei crimini informatici.
Chiamano Kostas Charitos il Montalbano greco. Il paragone è forse azzardato: troppo diversi sono, per vita personale, familiare e financo carattere i due protagonisti. Vero è però che, come i personaggi di Camilleri ti sembra di averli conosciuti da sempre, così anche il commissario e la sua famiglia risultano da subito incredibilmente reali.
Ti sembra di vederlo Kostas che, a bordo della sua SEAT, cerca di schivare il traffico impazzito di Atene, di evitare le strade chiuse per le manifestazioni; ti sembra di sentirlo il profumo dei ghemista preparati da Adriana;  puoi solo condividere la difficoltà di Caterina che, come tanti giovani –non solo greci- è tentata di migrare via, lontano dal suo Paese, in cerca di un lavoro e di uno stipendio migliori.
Su tutto, ancor più che nel romanzo precedente, troneggia, palpabile, la crisi. Non è una crisi lontana, fatta di freddi numeri, di spread, di borse, di obbligazioni, di istogrammi, ma è la crisi della gente: che non ce la fa ad arrivare a fine mese, che vede i propri figli migliori andare via, lontano, che risparmia sulla spesa di tutti i giorni, che scende in piazza per protestare, che smette di sperare e si uccide.


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